Carmela Cosco, Dal buio alla luce

Carmela Cosco, Dal buio alla luce

concept

L’opera rappresenta un giardino surrealista immaginario costituito da questa grande stoffa pregiata a trama floreale dai colori accesi, in cui al centro è stata “piantata” la frase “DAL BUIO ALLA LUCE”. Durante l’esposizione dell’opera i fruitori sono stati chiamati ad indossare i panni di “giardinieri dell’anima”, ed è proprio grazie alla loro azione di innaffiare il terriccio che compone la frase che permetteranno ai germogli di fiorire. Questa metafora rappresenta la quotidianità, descrive come lo spazio ed il tempo non ci appartengono davvero anche se lo viviamo: siamo come dei giardinieri che vedono nel proprio ideale il loro giardino sempre in fiore, ignari del fatto che per quanto ci sforziamo di innaffiare ogni giorno le nostre piante nel tempo ogni fiore appassirà. Non possiamo controllare il tempo e di fatto sotto di noi c’è il vuoto, ma possiamo decidere di sfruttarlo al meglio innaffiando ogni giorno la pianta delle nostre decisioni, e dal buio alla luce è un invito ed una riflessione verso la propria interiorità per preservarne una buona memoria.

Carmela Cosco

Carmela Cosco nasce a Catanzaro nel 1989. Nel 2013 consegue il Diploma di I° livello in Arti Visive e discipline dello Spettacolo con indirizzo Pittura, presso l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, successivamente frequenta il corso Specialistico in Scultura della stessa Accademia. Nel suo lavoro mantiene una certa fedeltà all’installazione ambientale ed alla scultura multimaterica, soffermandosi con particolare attenzione su quella organica. La sua ricerca è incentrata su temi legati alla collettività, alla mente ed alla sua vulnerabilità, all’urgenza di conservare una memoria (labile?) attraverso la costruzione di luoghi intimi in cui ritrovare la propria identità. Il luogo non è altro che lo spazio ancestrale e utopico creato da una funzione mnemonica in cui si indaga sul tempo e sulla memoria alla ricerca di se stessi. I materiali, sapientemente ricercati, vengono riorganizzati secondo immaginazione e ideologia, divenendo lo strumento curativo di una necessità interiore. Quale tempo viviamo e in quale sopravviviamo? Ma soprattutto, nel tempo in quanti “noi” ci frammentiamo?