Uriel Schmid-Tellez, A partire dal Ratto della Sebina di Giambologna e da un trombettista afroamericano

Uriel Schmid-Tellez, A partire dal Ratto della Sebina di Giambologna e da un trombettista afroamericano

Uriel Schmid-Tellez

Nasce a Lugano nel 1995. La sua ricerca pittorica ha origine dall’osservazione e dallo studio del movimento, del ritmo e, nello specifico, converge le sue forze nel tentativo di trovare una possibile dimensione temporale all’interno dell’immagine (diacronia). All’interno di questo obbiettivo, è inoltre presente un secondo punto focale. E cioè un obbiettivo ultimo. Il quale al tempo stesso si presenta come un punto fondamentale su cui la totalità della ricerca pittorica si declina. Tale oggetto è l’individuazione e l’elaborazione di una posizione teorica nei confronti della violenza, e in particolar modo, della violenza intesa come un fenomeno strettamente connesso al movimento. Quest’ultimo oggetto teorico, il movimento, trova la sua espressione pittorica in un atteggiamento freddo, distaccato e indagatore, nei confronti di forme e temi che sono invece particolarmente sentiti dall’artista. Un atteggiamento che si affianca spontaneamente ad un altra ricerca, strettamente complementare a quella pittorica, ma priva di qualsivoglia intento artistico, e cioè: l’intento di formalizzare a tutti i costi il linguaggio del colore. O per lo meno di affermare il presunto sistema-colore come linguaggio a tutti gli effetti. Questo tentativo, prende a sua volta le mosse dallo stimolante confronto tra musica e pittura; un confronto guidato dalla convinzione che il sistema musicale, sia più potente di tutti quelli finora adoperati nel campo del colore. In seguito, e attraverso uno studio dapprima empirico, – che ha portato Uriel a recidere il legame plurisecolare e tutt’ora irrisolto tra il colore e il pigmento, e in seconda battuta a sintetizzarlo nella relazione immagine-pittura -, Uriel è poi arrivato, grazie ad un approccio semiotico-linguistico, a definire tale binomio una questione di realtà-linguistica e realtà-non-linguistica. Dove in conclusione: il colore sta all’immagine, e quindi alla realtà-linguistica; e dove il pigmento sta alla pittura, in quanto realtà-non-linguistica. Trovando in questa formula riscontri, stimoli, nonché spunti tematici all’interno del dibattito contemporaneo sul linguaggio e sull’arte. Negli ultimi tempi, Uriel ha direzionato la sua ricerca cromatica verso le scienze della comunicazione, per poi approdare invece alla questione logica nel senso più ampio, così da comprendere, sia cognitivamente, sia nel senso di raggruppare, e quindi di congiungere le idee, i calcoli, le tabelle, i grafici, e il materiale già elaborato, da lui e da altri, in un corpus che possa dar ragione di sé. E cioè che possa, almeno in parte, dare prova della sua consistenza. L’interezza di tale lavoro, le sue sfaccettature e la sua intera evoluzione trovano forma in documenti non pubblicati e in corso d’opera, che spesso si affiancano alle opere, dalle quali traggono ispirazione e viceversa. Delle rilevanti influenze per quanto riguarda il lavoro tutt’ora in corso, lasciamo qui una breve e sintetica lista di nomi in ordine di interesse pittorico e teorico: Marco Maggi, Henry Moore, Federico Herrero, Jean Arp, Flavio de Marco, Francis Bacon, Guy Yanai, Graham Sutherland, Adriano Pitschen. Georges Bataille, Jean Soldini, Deleuze Gilles, Angela Mengoni, Wittgenstein Ludwig, Giuseppe Di Giacomo, Michel De Certeau, Angelo Catricalà, Evandro Agazzi.